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La voce del biologico


Novembre 2011 - UPBIO: è nato il soggetto unico di rappresentanza della produzione biologica e biodinamica italiana 

 

Intervista a Ignazio Cirronis, Presidente di UPBIO, Unione Nazionale dei Produttori Biologici e Biodinamici

 

 - Perché UPBIO?
UPBIO nasce formalizzando la sezione Soci Produttori di FederBio in Associazione con propria autonomia giuridica, amministrativa e, dunque, statutaria e assorbendo l'esperienza e i soci di UNAPROBIO (Unione di Organizzazioni di Produttori, le OP). Nasce per tre ragioni principali:
1) dare voce diretta ai produttori biologici perché oggi non esiste un soggetto nazionale rappresentativo dei produttori biologici;
2) dare voce "univoca" del mondo produttivo biologico aggregando le diverse organizzazioni e associazioni di produttori biologici e biodinamici; che fino ad oggi hanno agito in ordine sparso: non a caso, già oggi raccogliendo le 6 Associazioni Nazionali, 15 Associazioni Regionali e 14 Organizzazioni di Produttori (OP), rappresentiamo 20.000 aziende biologiche, cioè la metà delle aziende biologiche italiane.
3) operare in un'ottica interprofessionale, fatto che è garantito dall'essere UPBIO la Sezione dei Produttori federata dentro la più ampia Federbio che raccoglie anche distributori, trasformatori, organismi di controllo e gli altri soggetti della filiera biologica.

 

- Quindi UPBIO rafforza il carattere interprofessionale di FederBio?
Sì. UPBIO dà forma organizzata al settore primario che è pilastro insostituibile di ogni accordo e di ogni politica interprofessionale. Associarsi, infatti, garantisce, da un lato, di avere la forza contrattuale nei confronti degli altri anelli della filiera e permette di poter dare risposta alla richiesta dei distributori, che come requisiti necessari considerano la continuità e l’omogeneità delle forniture, sia in termini di quantità che di qualità.


- Che cosa caratterizza UPBIO?
UPBIO vuole dare un segnale di novità, essere una boccata di aria fresca con una dirigenza nuova, giovane, lontana dalle divisioni del passato. UPBIO deve essere aperta, dialogare con tutti, non ci devono essere problemi tra coloro che hanno a cuore il biologico.
Nel direttivo abbiamo presenze nuove e fresche di produttori come Michele Monetta del Conprobio Lucano, Giulietta Mulini, toscana, impegnata nella valorizzazione del suo territorio e dei percorsi di filiera corta; Enrico Antonello che ha fatto il miracolo di tenere uniti in Veneto i soggetti storicamente impegnati nel biologico; Roberto Rotelli che ci porta in dote il giovane gruppo dei produttori laziali ProBio e della stessa Cooperativa Capodarco; Andrea Ronchitelli, abruzzese, che presto dovrebbe prendere le redini di Terra Sana Italia, Giannicola Di Carlo, anche lui abruzzese, bio viticoltore non più giovane, ma comunque alla prima esperienza associativa di livello nazionale; Nico Berloco cerealicoltore pugliese; al loro fianco altri produttori con maggiore esperienza, anche a livello associativo, che saranno molto preziosi, Bruno Sebastianelli della storica  cooperativa marchigiana La Terra e il Cielo; Ivo Bertaina, produttore biodinamico e fondatore di Agribio Italia; Maria Grazia Minisci, produttore calabrese, esperta di OP e già presente nel Comitato Consultivo del Biologico al MiPAAF.
Sono convinto che l’aggregazione attorno a UPBIO crescerà ancora se sapremo, da un lato, fornire ai soci i servizi che ci richiedono e, dall’altro, rappresentarli nei confronti delle istituzioni nazionale e regionali.

 

- Quali sono i progetti che partiranno nel breve periodo?
Innanzitutto il lancio dei servizi sul credito agricolo. Abbiamo definito un accordo quadro con Banca Popolare Etica che ha aspetti innovativi. Il problema è di aumentare la massa critica della produzione biologica agevolando il passaggio dall'agricoltura convenzionale a quella bio. Si sa che il passaggio richiede tempo e denaro. Ecco che proprio in questa fase delicata i produttori potranno far leva su un'apposita formula creditizia.
Inoltre stiamo lavorando per sburocratizzazione del sistema dei controlli. Oggi i controlli rappresentano un peso notevole, soprattutto per gli aspetti burocratici. Dobbiamo recuperare un sistema più semplice anche se con tutte le garanzie per la filiera e per i consumatori. Il terzo punto riguarda azioni che possano permettere di conquistare spazio per il biologico all'interno delle politiche ministeriali e dei PSR delle diverse regioni ottenendo più di quanto non sia avvenuto finora. Infine, ci proponiamo di sostenere le aziende nel loro sviluppo e nella loro crescita dimensionale mettendo in atto servizi tecnici e professionali.

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settembre 2011 - Un invito a tutti i protagonisti del settore

Intervista a Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio


- Per dare il via a “La voce del Biologico” facciamo il punto sul settore con il Presidente di FederBio, Paolo Carnemolla

Innanzitutto un benvenuto in questa nuova sezione del sito della Federazione, che vuole essere un ulteriore passo avanti per comunicare sul biologico e per offrire al comparto un’opportunità di crescita. Il nostro obiettivo è quello di lavorare con tutti gli operatori del mondo del biologico per riunire gli sforzi e avere la capacità di affrontare le opportunità e le sfide del momento. Sì, perché a vent’anni dal primo regolamento europeo sull’agricoltura biologica, ci troviamo a vivere una fase critica, molto impegnativa per il settore, che può essere fronteggiata solo con impegno unitario e con serietà e trasparenza da parte di tutti gli attori che fanno parte del biologico italiano.  In ben due decenni il settore è cresciuto, dal lato delle imprese, e ha raggiunto numeri davvero importanti; l’interesse da parte del mercato e dei consumatori nei confronti del bio italiano ha toccato livelli elevati, per la sua incomparabile qualità. Altri tasselli del comparto sono rimasti quasi invariati; penso per esempio all’aspetto organizzativo, ai servizi e al sistema istituzionale: nei confronti di un mercato “maturo” questa situazione non ci permette di cogliere al meglio le opportunità. E’ dunque importante aumentare le opportunità di scambio di informazioni, fare sempre più informazione e creare rete, anche attraverso il web.

 

- Come sta muovendosi la Federazione affinché il comparto si sviluppi in modo sano ed equilibrato?

FederBio è l’unica organizzazione interprofessionale del biologico italiano; il suo ruolo è quello di essere rappresentativa del comparto, di tutelare tutti gli anelli della filiera, di agevolare gli accordi tra gli attori del settore bio per far crescere il mercato in maniera trasparente favorendo la produzione nazionale, di rappresentate agli organismi competenti con autorevolezza e concretezza le esigenze del sistema delle imprese del bio italiano. Parliamo quindi di una realtà operativa, attiva e costantemente impegnata. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto affinché i nostri associati potessero essere preparati a cogliere molte occasioni favorevoli: abbiamo realizzato molti accordi, alcuni dal carattere più istituzionale, altri più operativi, per allargare gli orizzonti del bio ad altri ambiti. Cito alcuni esempi: gli accordi per l’internazionalizzazione del biologico italiano hanno permesso a molte aziende di conoscere nuovi mercati e di sviluppare nuovi business anche oltre oceano; le intese di carattere “green” ci hanno permesso di evidenziare alcune caratteristiche del biologico anche presso target più lontani e di avviare progetti di studio per far comprendere i valori ecosostenibili dell’agricoltura bio, a molti sconosciuti e da sempre poco misurabili. Ci siamo impegnati per far sentire la voce del biologico, per evidenziare alcuni aspetti da migliorare, come per esempio quello della rappresentanza e della rete dei produttori biologici. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando molto nell’ambito certificazione, per garantire un sistema trasparente e innovativo: siamo arrivati quindi alla creazione del Codice Etico e collaboriamo con Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento, per uniformare e migliorare costantemente l’attività degli organismi di certificazione autorizzati.

 

- Quali gli appuntamenti a SANA che confermano questo ruolo?

In occasione della 23° edizione di SANA gli incontri presso il nostro stand hanno il compito di evidenziare questo nostro impegno: presenteremo il percorso che porterà all'adozione del Codice Etico, i Servizi “SOS Produttori” e “ Sportello InfoBioPac”, dalla parte dei produttori, i risultati dello studio condotto da FederBio e CoopItalia sul carbon footprint dell’agricoltura biologica, parleremo di acquacoltura e di mezzi tecnici in agricoltura biologica. le Sezioni Soci della Federazione hanno quindi un ruolo attivo negli incontri.

 

- Qual è l’invito che FederBio rivolge a tutti gli attori del comparto in questo momento?

La crescita sempre più consistente del mercato se da un lato è assolutamente positiva, dall’altro espone il settore a rischi concreti anche per la difficoltà di agganciare a questa crescita lo sviluppo della produzione biologica locale. E’ dunque necessario essere tutti consapevoli della delicatezza del momento, voglio quindi invitare tutti i protagonisti del nostro settore, il Ministero dell’Agricoltura quale Autorità competente nazionale per il settore e le Regioni a condividere un progetto per innovare fortemente l’assetto normativo e organizzativo nazionale, semplificando e favorendo l’attività delle imprese aumentando l’efficacia del sistema di certificazione. Innovazione e collaborazione sono i due criteri che ci devono guidare, oltre alla responsabilità, per il bene di un sistema nato con vivo entusiasmo venti anni fa, lo steso entusiasmo che deve caratterizzare l’impegno per un futuro sempre più solido e migliore per il biologico italiano.