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FederBio chiede ai candidati premier azioni concrete per il settore biologico


Le prossime elezioni politiche si svolgono in un momento particolarmente difficile per il Paese ma anche in tempo utile per importanti appuntamenti su cui costruire un percorso virtuoso per la ripresa e il futuro dell’Italia, come l’approvazione della riforma della politica agricola comunitaria, l’avvio della nuova programmazione quinquennale dei fondi europei e la fase finale di preparazione dell’Expo 2015.

Come Federazione di oltre cinquanta organizzazioni che operano nel settore della produzione agricola, alimentare e industriale biologica certificata e come unica organizzazione interprofessionale e di filiera che rappresenta la larga maggioranza delle imprese che operano nel settore riteniamo dunque doveroso rivolgersi ai candidati premier delle principali coalizioni e forze politiche del Paese per proporre alcune iniziative concrete sulle quali poter costruire una nuova prospettiva di sviluppo non solo per il settore che rappresentiamo.

 

 

L’agricoltura biologica e le attività a essa collegate sono del resto una delle eccellenze italiane, sia in Europa, dove l’Italia è al primo posto per numero di imprese e superfici coltivate, che nel mondo, dato che siamo all’ottavo posto per dimensioni del settore dietro ai principali Paesi e fra i primi per flusso di merci esportate. Dal 2008, anno di inizio della crisi più recente, il settore dei prodotti biologici è l’unico del nostro comparto agroalimentare che ha mantenuto un ritmo di crescita sostenuto, sia nel mercato interno che per l’esportazione e tutte le analisi più accreditate confermano che si tratta di una tendenza ormai consolidata, in linea con stili di vita più sostenibili, sobri e attenti al benessere e alla salute. Il sistema di produzione biologico, che è normato in Europa fin dal 1991, è del resto un modello di agricoltura e trasformazione dei prodotti non solo alimentari testato e valido sulla frontiera, ormai di estrema attualità, della compatibilità fra tutela della salute e dell’ambiente e produzione di beni. È per questo che il nostro settore produce anche beni comuni, come attestano da tempo le politiche europee, in particolare riguardo alla qualità dei terreni e delle acque, oltre alla tutela della biodiversità naturale e agraria, del paesaggio e della salute pubblica. Non è dunque un caso se proprio l’agricoltura biologica è maggiormente vocata alla multifunzionalità, costituendo il contesto agricolo ideale per politiche di sviluppo e qualificazione territoriale nell’ambito delle quali connettere e riqualificare altri settori economici peculiari per il nostro Paese, come ad esempio, il turismo, l’artigianato, la trasformazione alimentare, la bioedilizia e la ristorazione. Già oggi, del resto, l’agricoltura biologica e le attività ad essa collegate sono la principale forma di impresa in abito rurale nei territori di collina e montagna non interessati da eccellenze produttive o turistiche. Nei mercati esteri i prodotti biologici sono collocati nella fascia più alta, spesso abbinati all’eccellenza e alla tipicità che identificano il “made in Italy” alimentare nel mondo.

 

 

Del resto l’agricoltura biologica è il settore dove sono maggiormente presenti imprenditori giovani e imprese di successo e in crescita, un ambito essenziale della così detta “green economy” che può essere l’elemento di punta e di traino per una nuova stagione di sviluppo e crescita economica per l’Italia, in sintonia con le vocazioni culturali, ambientali, sociali e imprenditoriali del Paese.

Tuttavia, come per altri settori economici innovativi e in crescita, l’attuale contesto istituzionale, normativo e organizzativo del Paese non è idoneo a supportare uno sviluppo adeguato del settore, ovvero un percorso di conversione progressiva dell’agricoltura al metodo biologico motivato anzitutto dall’esigenza di innovare e rendere competitiva anche a livello internazionale l’agricoltura italiana, oggi in forte crisi, ma anche di connettere finalmente le attività economiche nei territori rurali sulla matrice comune della sostenibilità. Per questo motivo FederBio chiede anzitutto ai candidati Presidenti del Consiglio dei Ministri delle diverse coalizioni un impegno sul versante della riorganizzazione dello Stato e per attuare politiche pubbliche idonee per consentire al settore biologico nazionale, al pari degli altri della “green economy”, di poter contribuire al meglio e più rapidamente possibile alla ripresa e alla crescita dell’Italia. Chiediamo inoltre una serie di interventi mirati, che nelle ultime legislature non è stato possibile portare a termine, oltre a strumenti efficaci e mirati che ottimizzino l’impiego delle risorse pubbliche, evitando lo spreco a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Di seguito, più in dettaglio anche se in sintesi, le nostre proposte.

Un assetto istituzionale idoneo
Le competenze in materia agricola attualmente sono attribuite in maniera esclusiva alle Regioni mentre le politiche, dunque le norme e le risorse, sono ormai prevalentemente europee e sempre più integrate, oltre che volte anche alla produzione e tutela di beni pubblici e a rispondere alle grandi sfide del tempo, come la lotta al cambiamento climatico, la questione energetica e l’occupazione. Integrazione verticale di filiera e orizzontale nei territori, ricerca e internazionalizzazione sono anch’essi ambiti dove è necessario operare come sistema Paese, evitando dispersione o sovrapposizione di competenze e strumenti. È quindi necessario superare l’attuale organizzazione dei Ministeri, rivedendo e accorpando le competenze di quello agricolo in un Ministero dello sviluppo economico e territoriale in grado di fungere da cabina di regia unica per le politiche di livello europeo e di sistema Paese connesse alle attività economiche d’interesse strategico per l’Italia. La semplificazione burocratica, la creazione di agenzie nazionali in grado di mettere in rete i sistemi regionali e nazionali, come ad esempio un’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare che coordini tutte le attività di vigilanza e controllo e supporto tecnico scientifico in materia, e un unico Piano di sviluppo rurale nazionale devono consentire un funzionamento ottimale del sistema Stato-Regioni.

 

 

Una nuova politica nazionale per l’agricoltura, l’alimentazione e il territorio rurale
È necessario innovare e svecchiare l’agricoltura italiana, promuovere uno sviluppo integrato dei territori rurali e dell’economia locale e adottare politiche e strumenti di pianificazione e governo in grado di massimizzare l’utilizzo delle risorse dei fondi europei oltre che prevenire interventi altrimenti costosi in ambiti quali la salute e la tutela ambientale. Per questo è opportuno favorire l’agricoltura biologica e le attività ad essa collegate, vietando la coltivazione degli OGM e stabilendo obiettivi precisi di crescita delle superfici coltivate e di utilizzo di prodotti biologici nella ristorazione collettiva pubblica, sia scolastica che ospedaliera, rapportati a obiettivi misurabili di risparmi di spesa per la sanità, la tutela del suolo e la lotta al cambiamento climatico. Nella prossima programmazione dei fondi europei per lo sviluppo rurale chiediamo venga data priorità alla conversione al metodo biologico con una dotazione adeguata e obbligatoria nell’ambito dei piani di sviluppo rurale regionali. Chiediamo inoltre il rifinanziamento del Piano d’azione nazionale di settore per sostenere azioni di sistema per il rafforzamento della capacità organizzativa del settore, in particole delle aziende di produzione agricola e allevamento, la ricerca e l’innovazione attraverso il ripristino della tassazione sui mezzi tecnici per l’agricoltura industriale e una tassazione su alimenti dannosi per la salute. Chiediamo inoltre una fiscalità di vantaggio per le imprese del settore e per i prodotti biologici, in relazione ai benefici sulla salute e sull’ambiente che il settore produce e per favorire l’acquisto di questi prodotti da parte di categorie sensibili e di tutte le fasce sociali.

Una riforma della normativa nazionale di settore
L’attuale normativa nazionale di recepimento di quella europea, in particolare per quanto riguarda il sistema obbligatorio di controllo e certificazione, è ferma al 1995. Questo nonostante nelle ultime tre legislature si siano succedute leggi delega e iniziative parlamentari unitarie fra maggioranza e opposizione e lo sforzo unitario di tutto il settore e anche del sistema regionale. È del tutto evidente che senza un quadro normativo moderno e adeguato anche a dimensione nazionale il settore biologico è esposto a rischi reali di frode e non può crescere in maniera adeguata, ovvero attrezzarsi per diventare una prospettiva di futuro per il sistema agricolo italiano e continuare a essere uno degli elementi di punta della competitività del “made in Italy” nel mondo.

Ci auguriamo di poter avere un riscontro a queste nostre sollecitazioni in tempo utile per poter mettere a disposizione dei molti addetti e operatori del settore che FederBio rappresenta elementi chiari e concreti su cui poter orientare le scelte di voto in occasione di una competizione elettorale tanto delicata per il futuro del Paese.

 

Paolo Carnemolla

 

 

Elezione 2013: le risposte dei candidati

 

- Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza della Regione Lombardia, risponde alle organizzazioni biologiche

- Il Movimento 5 Stelle Lomabrdia risponde alle organizzazioni bilogiche